{"id":183,"date":"2016-04-16T12:05:09","date_gmt":"2016-04-16T10:05:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.norbertodeangelis.com\/Ita\/?page_id=183"},"modified":"2016-10-03T02:50:22","modified_gmt":"2016-10-03T00:50:22","slug":"lincidente","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.norbertodeangelis.com\/Ita\/avventure\/africa\/lincidente\/","title":{"rendered":"L&#8217;incidente&#8230;"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: center;\">Cronaca di quel lontano 15 dicembre 1992:<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho chiesto a Claudio, colui che guidava la macchina in Africa, di raccontarmi esattamente come era accaduto l&#8217;incidente in Tanzania. Lui, come sempre, \u00e8 stato gentilissimo e mi ha scritto una dettagliata mail dove si \u00e8 sforzato di ricordare.<br \/>\nRiporto integralmente la mail di Claudio:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eravamo oramai verso Natale ed anche verso la fine della mia prima esperienza di volontariato in Tanzania. Probabilmente sarebbe stato l\u2019ultimo dei cento viaggi che avevo fatto in auto tra Matembwe e Dar Es Salaam . Norberto era venuto a trovarmi e condivideva con me l\u2019esperienza africana oramai da un mese, si era ben adattato ai disagi, ai viaggi ed alla mancanza di orari tipica di quel periodo. Eravamo scesi in citt\u00e0, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire di un viaggio di millecinquecento chilometri, per sbrigare alcune commissioni, fare degli acquisti ed accogliere una mia amica, anche lei volontaria, che era venuta per qualche giorno in visita da noi.<br \/>\nEra tutto perfetto, averi lasciato le cose, fino al mio programmato ritorno di l\u00ec a qualche mese, in modo da riprenderle con facilit\u00e0, quasi senza interruzione. Avrei potuto godermi questi ultimi giorni in pace, salutare tutti, avere il tempo di parlare, ripercorrere l\u2019esperienza fino ad allora fatta, regalare le cose che non mi sarebbero pi\u00f9 servite e ricevere il saluto di tutti gli amici con cui avevo trascorso quei due anni di vita. Per\u00f2 le cose vanno come vogliono.<br \/>\nMattina, si parte, fatto gasolio, siamo in quattro con un po\u2019 di bagaglio. Il furgone \u00e8 un po\u2019 leggero dietro e penso quasi di fermarmi a comperare una decina di sacchi di cemento, tanto poi serve. Ma no, in auto c\u2019\u00e8 gente, con i bagagli e dopo si sporca tutto durante il viaggio\u2026 e poi cosa me ne faccio del cemento che tra poco torno a casa, non ho nemmeno il tempo di usarlo e per quando torno sar\u00e0 da buttare. Abbiamo anche le gomme nuove arrivate con l\u2019ultimo container, quelle buone che qui non si trovano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cIl tempo non \u00e8 proprio bello qui sulla costa, piove a tratti, poi viene fuori il sole, si alza l\u2019umidit\u00e0, e si appiccica tutto, bisognerebbe fare la doccia tre volte al giorno. Da noi a Matembwe in questo periodo \u00e8 secco ed un po\u2019 freddo, ma si sta molto meglio, anzi si sta proprio bene, meglio ritornare.\u201d Conversazione di viaggio, la strada \u00e8 sgombra non c\u2019\u00e8 molto traffico, hanno spostato i cantieri di asfaltatura oltre Chalinze i primi duecento chilometri sono buoni. Andiamo a novanta\/cento all\u2019ora nei tratti rettilinei, \u201cio metto la cintura per abitudine\u201d dico ai miei passeggeri, ma qui non \u00e8 obbligatoria . Abbiamo passato il ponte sul Rufiji poi la strada \u00e8 bella dritta ed un po\u2019 pi\u00f9 larga, conversiamo e ci raccontiamo le notizie dai nostri progetti, degli altri volontari. Passata anche Chalinze dove ti vendono i cesti di paglia ma soprattutto dove i bambini vendono ai turisti di passaggio le automobiline di latta. Sono fatte con tutti i tipi ed i colori delle lattine di olio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esce il sole poi arriva uno scroscio di pioggia<br \/>\nStrada nuova asfaltata da qualche mese<br \/>\nPioggia e carburante disperso sulla carreggiata rendono il fondo scivoloso<br \/>\nSu un tratto rettilineo la macchina perde aderenza, ricordo di aver controsterzato almeno tre volte poi l\u2019auto si gira va in testa-coda non posso fare pi\u00f9 nulla se non gridare di tenersi, ancora qualche decina di metri all\u2019indietro poi gi\u00f9 per la scarpata, si pianta in fondo gira su se stessa e cappotta fa un giro completo e si ferma di nuovo sulle ruote nel senso di marcia originario.<br \/>\nRicordo di aver tentato di scendere dall\u2019auto, ho aperto la porta con uno spintone ma non potevo scendere a causa della cintura di sicurezza che mi tratteneva.<br \/>\nAd un rapido controllo in auto era rimasto solamente il ns. passeggero africano, un parente della cuoca del posto dove alloggiavamo, che aveva chiesto un passaggio. Era ferito alla testa ma ad un primo giudizio pareva un taglio, in due secondi trovo qualcosa per tamponare la ferita poi vado alla ricerca degli altri due.<br \/>\nTrovo Annarosa in terra ad una decina di metri dall\u2019auto, supina ma si sta muovendo e mi parla, Norberto \u00e8 sdraiato in mezzo all\u2019erba privo di sensi, controllo se ha ferite evidenti ma non noto nulla, respira. Passa qualche minuto, arriva gente che mi parla, non che riesca a connettere pi\u00f9 di tanto. Nella confusione qualcuno comincia a portarsi via i nostri bagagli.<br \/>\nNorberto comincia a dare segni vitali, muove le braccia. Si ferma la vecchia Land Rover del dottor Bl\u00e8, non ci conoscevamo di persona, avevamo entrambi sentito i nostri nomi solo per radio fino a quel momento. Scende, controlla lo stato di Norberto e chiede a qualcuno di fermare un\u2019auto per il trasporto, \u00e8 meglio che stia steso, dice.<br \/>\nTroviamo un camion, in tanti ci aiutano a caricare Norberto sul pianale gli mettiamo un cuscino sotto la testa io mi siedo accanto, partiamo verso l\u2019ospedale Muhimbili, saranno quasi 150 chilometri.<br \/>\nAnnarosa ed un po\u2019 di bagagli raccattati viaggiano sulla Land Rover del dottor Bl\u00e8 assieme alla moglie ed ai figli, io, il nostro passeggero africano e Norberto partiamo a bordo del camion, Norberto \u00e8 sdraiato, si agita un po\u2019 soprattutto muove le braccia ed ha lo sguardo perso nel vuoto. Io non so a cosa pensare, il viaggio \u00e8 piuttosto lungo ed ho parecchio tempo per darmi dello stupido a non aver saputo valutare le condizioni della strada dopo due anni che la percorrevo di giorno e di notte anche due volte al mese.<br \/>\nLungo il viaggio continua a piovere a scrosci ed a tratti esce il sole, dopo due ore di strada e di sobbalzi, arriviamo al pronto soccorso dell\u2019ospedale.<br \/>\nCredo che il trattamento prestatoci in termini medici sia stato quanto di meglio la struttura dell\u2019ospedale potesse offrire in Tanzania, il dottor Bl\u00e8 si \u00e8 occupato del ricovero Norberto \u00e8 stato visto dal primario di neurologia (ricordo che era di etnia Masai ) che fin da subito fece la diagnosi della lesione neurologica a carico della colonna vertebrale. Norberto da ora in poi viene ricoverato in attesa di un posto in terapia intensiva, posto che otterremo il giorno successivo.<br \/>\nIl ricovero in ospedale si rese necessario per avere il tempo di trovare un volo disposto a trasportare Norberto fino in Europa, cosa che non fu facile e non mi fu mai raccontata se non per sommi capi dagli attori diretti: padre Aldo dei missionari della Consolata in particolare. L\u2019organizzazione del volo prevedeva comunque che Norberto dovesse viaggiare sotto la sorveglianza, e responsabilit\u00e0, del dottor Claudio Bl\u00e8. Mi ricordo il giorno della partenza l\u2019arrivo dell\u2019autoambulanza che portava Norberto fin sulla pista sotto l\u2019aereo della Swiss poi lo abbiamo sollevato con la barella e lo abbiamo portato su per la scaletta posteriore, dentro all\u2019aeroplano dove era stato predisposto un letto per potervi adagiare il paziente, ricordo in particolare che abbiamo dovuto scaricarlo dalla barella e portarlo a braccia perch\u00e9 il corridoio dell\u2019aereo era troppo stretto.<br \/>\nHo visto e salutato Norberto in Africa in quella mattinata calda e piena di sole e ho pensato che ci avrebbe salutato contento, che avrebbe salutato contento il Paese che aveva visitato ma in quel momento le sorti e l\u2019esistenza stessa di Norberto era appesa ad un esile filo di speranza.<br \/>\nTempo dopo, complice il mio ritardato ritorno in patria, ti son venuto a trovare nella struttura riabilitativa di Villanova d&#8217;Arda (PC). Ricordo che gi\u00e0 allora mi dicesti che non ti ricordavi molte cose e che ti avrei dovuto aiutare a ricostruire quel tuo pezzo di vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cronaca di quel lontano 15 dicembre 1992: &nbsp; Ho chiesto a Claudio, colui che guidava la macchina in Africa, di raccontarmi esattamente come era accaduto l&#8217;incidente in Tanzania. Lui, come sempre, \u00e8 stato gentilissimo e mi ha scritto una dettagliata mail dove si \u00e8 sforzato di ricordare. 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