Paragrafo
primo
Dar
Es Salaam
Sono ormai due giorni che sono
arrivato in questa città africana. Appena sceso dall'aereo, nel tragitto fatto
in taxi che dall'aeroporto porta alla missione dove ho cercato ospitalità, mi
sono chiesto:
-
"Ma questa è l'africa? Dov'è
tutta quella bellezza così menzionata?" -
Ovunque ho visto
un tale stato di degrado che senza fare tanta strada, avrei visto in un
qualsiasi sobborgo di basso rango di una grande città. Anzi peggio. Passato
questo primo impatto, non dei più felici, arrivato alla missione ho conosciuto
le prime persone quasi tutte italiane. La presentazione è stata molto
elementare:
-
"Ciao, come ti chiami, da dove
vieni, stop."
-
Tutto questo mi è sembrato discreto,
conciso ed educato, così da non dover ripetere ad ogni nuovo volto, un disco
noioso, monotono ed al quanto fastidioso. Poi ho conosciuto il responsabile di
questa missione, padre Aldo Pellizzari, che dopo averlo messo a
conoscenza sul perché ero lì in consolata, mi ha consegnato, senza troppi
indugi, le chiavi di una camera con bagno. Dopo pranzo (ci si siede e ci si alza
sempre dopo una brevissima preghiera) sono andato al mare con due medici
meridionali, una signora veronese incinta ed il marito anche lui veronese. In
loro compagnia ho passato una piacevolissima giornata. Ho fatto il mio primo
bagno nell’Oceano Indiano dall’acqua deliziosamente calda e poco salata. Abbiamo
parlato del più e del meno spaziando in tutti i campi in serena armonia. Dopo un
breve salto al mercato dell’artigianato locale e riaccompagnato alla missione,
ho cenato e sono andato a dormire per ristabilirmi. Questa è la prima volta che
tengo un diario e quindi non sò ancora bene se devo scrivere un resoconto delle
giornate od un resoconto delle impressioni. Penso sia la miglior cosa, inserire
in queste pagine quello che mi attraversa la mente. Di qualunque genere esso sia
anche senza un filo logico o narrativo.
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